Articolo a cura della Dott.ssa Giulia Celidonio – Psicologa dell’età evolutiva

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Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività può trovare differenti forme di manifestazione sintomatologica in relazione all’età.       Può essere caratterizzato da un deficit esclusivamente a carico dell’attenzione, solo da iperattività/impulsività, oppure può essere di tipo combinato.

Il bambino con ADHD presenta diversi problemi comportamentali legati a difficoltà nei processi attentivi, nella capacità ad autoregolarsi e controllare gli impulsi, a pianificare il comportamento al fine di raggiungere uno scopo.

Tali problemi possono avere come conseguenza difficoltà emotive e relazionali: l’immagine di sé è caratterizzata da attribuzioni negative (“non valgo niente”), le relazioni sociali sono difficoltose e spesso conflittuali, il bambino tende ad attribuire all’esterno le difficoltà nel raggiungere un risultato.  L’inadeguatezza nell’intraprendere e mantenere relazioni sociali stabili porta ad intensi livelli di sofferenza.

In questi casi, un intervento che si è visto risultare efficace, è quello di autoregolazione comportamentale e problem-solving sociale. Tale intervento parte dall’individuazione dei comportamenti disfunzionali per il bambino, per proporre un trattamento psicoeducativo che renda possibile estendere gli obiettivi raggiunti al contesto sociale, familiare e scolastico. Ciò significa che le attività dovranno essere il più possibile vicine a quelle che sono le esperienze vissute dal bambino nella quotidianità e alle richieste che gli possono provenire dall’ambiente, con un coinvolgimento attivo delle persone direttamente a contatto con lui.

All’interno di un contesto domiciliare, può essere più facilmente applicabile questo tipo di intervento, in quanto permette di osservare direttamente e di realizzare attività specifiche e mirate. E’ possibile inoltre  intervenire su quelli che sono i suoi comportamenti nel suo principale contesto di vita, sostenendo e condividendo con la famiglia, informazioni, strategie educative e obiettivi.

Ogni incontro ha una durata ben precisa, una struttura definita e routinaria (con dei rituali di inizio e fine attività). Le attività proposte devono stimolare. Si parte  da schede e giochi semplici fino ad arrivare ad attività più complesse, tenendo presente gli interessi e le passioni del bambino. Le regole e routine sono concordate inizialmente, in modo chiaro e preciso, formulate in maniera positiva e con riferimento a comportamenti osservabili e misurabili nel tempo. Il fine ultimo deve essere quello di modificare il comportamento, astenendosi da un giudizio sulla persona e accogliendo le difficoltà del bambino.

Gli obiettivi principali dell’intervento autoregolativo sono:

  1. stimolare i processi di autoregolazione e autocontrollo:  tollerare la frustrazione data dal ritardo della gratificazione; gestire le informazioni e la pianificazione, fornendo strategie per resistere alle interferenze;
  2. promuovere lo sviluppo socio-emotivo. Il bambino con ADHD spesso non sa “come si sta con gli altri” e ciò si ripercuote anche all’interno delle relazioni familiari. Per questo si parte da esperienze concrete, da comportamenti osservabili nel contesto famiglia o da racconti e si cerca di stimolare le abilità sociali, la consapevolezza del proprio ruolo, l’identificazione delle emozioni legate alle proprie esperienze e il riconoscimento della loro validità (il riconoscimento della validità emotiva delle proprie esperienze e l’identificazione di emozioni/frustrazioni). Attraverso l’esperienza di interazioni positive, si cerca di far sperimentare al bambino un senso di autoefficacia  (“anche io sono capace!”).

Per ottenere questi obiettivi si utilizzano alcune tecniche e attività, adattate all’età del bambino, quali:

  • il bollettino, che consente, attraverso la compilazione di alcune domande scritte, l’espressione di argomenti importanti;
  • la token economy e il costo della risposta, che consistono nell’utilizzo di punti e premi, volti a stimolare la produzione di un comportamento positivo atteso;
  • le autoistruzioni verbali e l’autovalutazione, per aiutare il bambino nella pianificazione e monitoraggio delle proprie azioni;
  • il contratto, in cui ci si accorda  rispetto all’impegno del bambino in comportamenti precisi e facilmente identificabili.

Si parte quindi, da attività cognitive per arrivare poi ad attività volte a supportare l’autostima, aiutarlo ad accettare la possibilità di sbagliare, sostenendolo nella capacità di prevedere ciò che può accadere all’interno del suo ambiente familiare, in corrispondenza di un suo comportamento. Si utilizzano giochi, role-playing e si fornisce al bambino un modello di comportamento positivo alternativo.

Presso “Al Centro” è presente una equipe specializzata negli interventi domiciliari, per maggiori informazioni è possibile contattare il numero 3334589893 o scrivere una mail a info@alcentroroma.it