A cura della Dott.ssa Stefania Nobili Psicologa – Psicoterapeuta
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Dopo l’ennesimo episodio di violenza messo in atto da un ragazzo di soli 13 anni è impossibile rimanere indifferenti e non cercare di capire cosa stia succedendo ai nostri adolescenti. Si legge di genitori che accusano Google, Meta, ma c’è da chiedersi da dove nasca effettivamente questo disagio giovanile.
Cercare un colpevole serve a poco, analizzare ed approfondire invece cosa possa aver portato un ragazzo a compiere un simile gesto è doveroso per chi si occupa di psiche.
Viviamo in un mondo ormai sempre più frenetico, dove non abbiamo più la possibilità di fermarci e soffermarci su cosa proviamo, come stiamo e dove stiamo andando.
Se negli anni passati, nelle scorse generazioni era presente almeno una funzione genitoriale “sufficientemente buona”, attualmente molti ragazzi si ritrovano da soli a dover esplorare il mondo delle emozioni, sono in aumento le richieste di psicoterapia in fasce di età sempre più basse per motivi legati ad ansia e disturbi dell’umore. Manca fondamentalmente un’educazione emotiva, la capacità di riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri.
Come diceva H.Arent “la morte dell’empatia umana è uno dei primi segni di una cultura sull’orlo della barbarie”.
Attualmente però in cosa stiamo sbagliando? Cosa sta succedendo nelle nostre famiglie?
Con la nascita della televisione, prima usata anche come strumento di alfabetizzazione, abbiamo assistito ad una progressiva delega ad essa per quanto riguardava il sistema educativo: se decenni fa ci si affidava alla rete familiare o sociale, con la tv una parte di genitori ha delegato ad essa il ruolo di educatore o intrattenitore sociale.
In seguito, internet, ma soprattutto la possibilità per tutti di essere sempre connessi, ci ha portato a vivere più nel mondo virtuale che in quello reale.
I genitori si son trovati per vari motivi più o meno discutibili a non supervisionare i proprio figli né davanti alla tv né davanti ad internet né tantomeno di fronte a social o game.
Abbiamo lasciato i nostri ragazzi da soli a dover fare i conti con i loro sentimenti, le loro emozioni senza però fornirgli gli strumenti adeguati. Manca una regolazione emotiva, un Super Io esterno che aiuti gli adolescenti a comprendere cosa sia giusto e cosa non lo sia. Fatichiamo come genitori a dire di no perché spesso siamo esausti dopo una giornata impegnativa sul piano lavorativo e ciò a cosa ci sta portando?
Tanti ragazzi non sono in grado di gestire la frustrazione, non tollerano un rifiuto e non riescono a modulare la loro rabbia. Ci troviamo di fronte ad esplosioni emotive che hanno un impatto devastante non solo in questo caso sulla Prof.ssa e sulla famiglia del ragazzo di 13 anni, ma su tutti noi perché di fronte a simili episodi rimaniamo inermi e, spesso, ci rifiutiamo di prenderci le nostre responsabilità e capire quanto la nostra assenza emotiva stia danneggiando un’intera generazione.
In queste situazioni, quando ci si accorge che i nostri ragazzi faticano a riconoscere le loro emozioni, dargli un nome, capire come funzionano e come gestirle senza esserne sopraffatti, è importante rivolgersi ad uno specialista che lo supporti in questa fase di crescita e di consapvolezza fornendo uno spazio sicuro in cui poter parlare di ogni cosa senza subire giudizi o pregiudizi.